Atlas 05


 

 






















1- Sabato 23/04/05

Bologna – Beni Mellal

Ore 10.45 mi presento all'aeroporto di Bologna, Simone, il mio contatto, doveva trovarsi lì alle 11.00. Alle 11.45 chiamo Simone: “si, stiamo arrivando…”.

Io aspetto, sono preoccupato per lo scatolone della bici, se non lo accettano come bagaglio bisogna spedirlo a parte, ma questo richiede tempi più lunghi.

Alle 12.30 finalmente il gruppo si palesa, fatte le presentazioni imbarchiamo le bici e ci rechiamo al gate che tanto il volo è in ritardo di un‘ora. Il gruppo è composto da 8 uomini e una donna, tutti toscani, si conoscono già tutti e, a gruppetti, sono molto affiatati.

Atterriamo a Casablanca dove ci aspetta il nostro contatto “local”, Younnes, un ragazzo berbero di 32 anni che fa la guida MTB, trekking, alpinismo e deserto.

Le 2 Land Rover a passo lungo caricano i 10 membri del gruppo più la guida e partiamo per l'entroterra; dopo 3 ore arriviamo a Beni Mellal. Albergo 4 stelle (con qualche riserva), cena e subito a letto.

2- Domenica 24/04/05

Beni Mellal – Tagueleft, 45 km, 1050 m di dislivello positivo, 3,17 ore in sella.

Alla mattina sono sveglio alle 5 (che sarebbero le 7 in Italia) scendo per primo a far colazione e aspetto che arrivino tutti gli altri; la nostra guida ci comunica che, purtroppo, la sua bici è stata spedita in un'altra città ma noi gli diciamo che, avendo portato una bici in più, può usare la nostra; non mi sembra che la cosa lo renda particolarmente contento…

Alle 10.00 siamo pronti per andare in città a fare spesa insieme ad Ammù, il cuoco che ci seguirà tutto il viaggio; alle 11.00 si parte con i fuoristrada, visita alle fontane e, finalmente, si tirano giù le bici dal portapacchi, si montano i pedali, ruote e manubri e si inizia a pedalare.

Una salita su sterratone largo e spianato, il gruppo si divide subito in quanto alcuni “schiumavano” ed andavano subito in fuga, li seguo a fatica in 5° posizione; ad un certo punto la strada fa un tornante a dx mentre un'altra prosegue diritto, io seguo gli altri pensando che i primi avessero a loro volta seguito il fuoristrada che faceva da apripista. Raggiungo i primi dopo 5 km e chiedo se avessero seguito la Lad Rover, al “no” della risposta mi preoccupo ma intanto seguitiamo a salire fino alla cima, 8 km tutti di salita. In vetta ci si ferma ed arriva un SMS che ci avvisa che avevamo sbagliato strada ! Ridiscendiamo per 8 km e risaliamo dalla parte giusta; io inizio ad andare in crisi, calo di zuccheri e mal di schiena, a fatica raggiungo il gruppo e, poco dopo, ci fermiamo per il pranzo a base di una zuppa informe di verdure e uova (la chiamavano omelette).

E' chiaro ormai che Younnes, la guida, ha poca confidenza con la MTB; forse sarà bravo nel trekking e nell'alpinismo, ma non ha preparazione fisica e tecnica per il nostro sport. Poco male, le Land Rover sono pronte a trasportare chi ne avesse bisogno.

Si riparte in salita, sotto lo sforzo della pedalata il pranzo si ripropone, forse sarebbe stata meglio una barretta ? Ora il paesaggio è splendido, abbiamo aggirato la prima fila di montagne ed iniziamo a scendere fino all'asfalto che seguiamo per 20 km per giungere al villaggio di Tagueleft , si alloggia in una casa privata dove ci assegnano 3 stanze con alcuni letti, un cesso (e dico cesso) e una doccia sgangherata. Chiediamo se in paese c'è un Hammam, c'è, e noi curiosi e desiderosi di lavarci ci andiamo. La cena è a base di couss couss con pollo. Ah, dimenticavo, ad ogni pasto è immancabile il famoso the alla menta o, come diceva il nostro cuoco, whisky berber.

Divoriamo tutto e andiamo a letto.

3- Lunedì 25/04/05

Tagueleft - Tilouguite, 75 km, 1525 m di dislivello positivo, 5,30 ore in sella.

Ci si alza alle 7 , colazione con focaccine, burro, marmellata, latte, caffè e, ovviamente, the alla menta. Si parte in bici con meno accanimento rispetto al primo giorno, si risale la valle del Oued El Abid che separa il medio dall'alto Atlas, immersi nella vegetazione fluviale, poi si inizia a salire per i tornanti fino alla vetta.  Lo sguardo spazia su tutta la valle, a poca distanza troviamo delle costruzione che non potevano essere case rurali, un distinto signore ci spiega che si tratta del palazzo del comune e dell'ospedale, che però è chiuso.  Attraversiamo posti tagliati fuori dalle vie di comunicazione, l'unico mezzo di locomozione è il mulo. Nonostante questo troviamo spesso pastori e abitazioni immerse nel nulla, bambini sorridenti emergono dai cespugli e ci salutano festosi. Proseguiamo in discesa e, dopo alcuni chilometri, arriviamo al posto scelto dal nostro cuoco per il pranzo; insalata di cipolle e cetrioli, pollo alla brace insaporito con una buona dose di spezie.  Dopo la pennichella si riparte per una serie infinita di saliscendi per poi scendere fino all'asfalto dove ricomincia la salita che arriva al passo; siamo stremati, scendiamo sempre su asfalto al villaggio di Tilouguite dove facciamo una breve sosta con the alla menta e ripartiamo su sterrato alternato ad asfalto per alcuni interminabili chilometri fino a giungere alla "Cattedrale", un'imponente montagna di roccia che ricorda le nostre Dolomiti. Alloggiamo in un Gita, un alberghetto dignitoso, dove pernottano anche dei francesi; hammam e cena sotto la tenda con un piatto tipico a base di verdure e carne. 

4- Martedi 26/04/05

Tilouguite - Anergui, 35 km, 725 m di dislivello positivo, 2,30 ore in sella.
Colazione e ripartenza costeggiando il fiume (fiume bianco in berbero) per le sue gorge con strapiombi che invitavano a viaggiare a ridosso della parete, ci si ferma per un bagno rinfrescante e per il pranzo a base di sgombro, verdura cruda ed un pastone vegetale.  Rimontiamo in bici per giungere al villaggio di Anergui dove alloggiamo al Gita della famiglia del nostro cuoco.  Visitiamo la parte antica del villaggio, usufruiamo dell'immancabile hammam, cena a base di zuppa vegetale ed il solito piatto tipico di verdura e montone cucinato nel Tajin, un recipiente di terracotta che si posa sulla brace.  Dopo due giorni di buio per i telefonini, finalmente riusciamo a telefonare tramite il telefono fisso di casa. Ricontrollo le mappe ed il programma del tour; i chilometraggi indicati sono abbastanza attinenti mentre i dislivelli sono sempre sottostimati.

5- Mercoledi 27/04/05

Anergui - Tafedna, 37 km, 1200 m di dislivello positivo, 4,00 ore in sella.
Si parte alle 9 coscienti che ci aspettano 12 chilometri di salita con 1000 m di dislivello. La pendenza non è eccessiva ma non molla mai, il fondo crea problemi ma, piano piano, riusciamo a guadagnare la vetta; siamo a quasi 2500 m slm, l'aria è fresca e la vista spazia sulle cime innevate delle montagne vicine; scendiamo verso il fondo valle dove, per la prima volta, troviamo bambini e ragazzini che ci assalgono chiedendoci penne, sigaretta, soldi. Attraversiamo il paese di Tasraft dove la miseria era forse paragonabile a quelle degli abitanti delle montagne più isolate, ma non ne aveva la stessa dignità. L'insistenza dei bambini, le fogne a cielo aperto e la situazione generale non invitavano certo a sostare per cui ci fermiamo per il pranzo solo dopo alcuni chilometri. Mentre il cuoco ci prepara una specie di Paella con zafferano e verdure, Simone trova il tempo di soccorrere e medicare una contadina che si era procurata un profondo taglio ad una mano. Si riprende lungo la valle facendo lunghi tratti pedalando dentro l'acqua gelida di un torrente per giungere a Tafedna dove alloggiamo in una casa isolata. Cena con zuppa, pollo e verdure, per la prima volta c'è una quantità di carne accettabile. Se il vitto era discreto, l'alloggio lasciava alquanto a desiderare, dormiamo in 8 in una stanza sdraiati su pesanti tappeti a pelo lungo che sicuramente contenevano un patrimonio biologico; appena finiti i canti e le danze berbere nell'altra stanza sprofondiamo, compatibilmente al russare della ciurma, nel meritato sonno.

6- Giovedi 28/04/05

Tafedna - Imilchil, 36 km, 800 m di dislivello positivo, 3,10 ore in sella.

Sveglia, colazione e partenza per l'ultima tappa non particolarmente impegnativa, passiamo alcuni villaggi nel mezzo di praterie verdissime, seguiamo le gole di un torrente ed iniziamo a scollinare quando vedo staccarsi dalla strada principale un lungo e scosceso single track. “Hei Simone, hai visto ?” – “Si va ?” Il gruppo era già sceso per la strada , io e Simone risaliamo per prendere l'attacco del sentiero mentre Younnes ci grida che non si può scendere di lì perché era idoneo solo alle capre e nessun ciclista si era mai azzardato. Noi ci infiliamo giù e, tribulando nei tratti più tossici, arriviamo in fondo senza grossi problemi. Qui troviamo l'asfalto e facciamo l'ultima salita al passo prima di svallare e giungere al lago dove ripuliamo un pentolone di lenticchie preparato da Ammù.

Pochi chilometri e siamo a Imilchil, la nostra meta !

La soddisfazione di tutto il gruppo per aver completato il giro era palpabile.

Alloggiamo da Zaid, una guida del posto che gestisce un Gita con annesso negozio per turisti, è chiaro che siamo rientrati nel mondo civile, bar, ristoranti, e la rete per i telefonini inizia a smitizzare quell'atmosfera in cui siamo stati immersi per 5 giorni. Hammam, zuppa e spiedini concludono la giornata.

7- Venerdi 29/04/05

Imilchil – Marrakesh, overland sui Land Rover

Nel primo pomeriggio arriviamo in una torrida Marrakesh, doccia in albergo e poi visita alla città; andiamo diritti alla piazza principale, folla, colori, profumi di spezie e qualche faccia poco raccomandabile la contraddistinguono. Ci inoltriamo per le strette vie del mercato dove venditori insistenti ti inseguono ribassando i prezzi, compriamo i soliti regali per mogli e figli e poi ceniamo in un ristorante per ricchi, 25 € non sono uno scherzo in Marocco !

8- Sabato 30/04/05

Marrakesh – Bologna

Sveglia alle 3,30 e ci rechiamo all'aeroporto, l'atmosfera orma è quella degli addii. Si guardano le foto sul display della macchina digit, si raccontano per l'ennesima volta le fasi più impegnative o divertenti del tour, si guarda giù dal finestrino un paese che, in ogni caso, ci resterà nel cuore.

Cosa ricorderemo maggiormente di questa vacanza ?

I paesaggi mozzafiato dall'alto delle montagne ? Le rocciose gole dei canions ? I 240 chilometri complessivi con 5310 m di dislivello positivo per un totale di oltre 18 ore passate sul sellino ? La convivenza forzata e l'amicizia del gruppo ? Personalmente credo che mai dimenticherò gli sguardi, i saluti, gli occhi fieri e gioiosi dei bambini che incontravamo in località montane isolate da tutto il resto del mondo. Sembrerà banale, ma i tanti “lebes” (come va) e Salam ali kom (la pace sia con te) che ci si scambiava con un sorriso tra noi e le popolazioni berbere rappresentava più di un contatto tra la povertà silenziosa ed il chiasso provocato dalla ricchezza di noi europei con le nostre vesti colorate ed i nostri cavalli metallici.

Salaam

Giordano

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