Masone 13-05-06

Quando, salendo da Ovada, arriviamo a Campo Ligure i monti dell'Alta Via dei Monti Liguri sono invisibili sotto una spessa cappa di nere nuvole. "Ci bagneremo di sicuro" pensa il pessimista che c'è in me. Alla chiesa di Masone troviamo ad aspettarci Gigi, un vecchio amico di raidate che
ritenevamo avesse preso strade diverse dalle nostre. Grande è il piacere di rivederlo, con la sua ormai storica SuperV. Il gruppetto è sparuto ma molto "in tune" e DeCif, Ed, Karlacio, Gigi ed io fingiamo di non vedere il colore del cielo sopra le nostre teste. Questo giro vale, ogni metro, e ci abbiamo provato sempre, a costo di sfidare la grandine sul M.Pennello, anni fà. La lunga salita asfaltata scorre sotto le ruote tra chiacchiere e racconti fino
all'attacco della mulattiera militare che ci condurrà ai Piani di Praglia. Una bellissima salita da guidare con la sella bassa saltabeccando fra le rocce
lavorando da maledetti. Mi cappotto, in salita, sì, in salita, la bici rifiuta l'ostacolo e mi disarciona, ma è troppo divertente, ogni sasso è una specie di
sfida col fiato corto. Ci distanziamo e ci raggruppiamo più volte aseconda degli esiti dei passaggi più ostici ed alla fine arriviamo all'asfalto dei
Piani di Praglia, che personalmente mi ricordano un pò lo Utah (quello verde, però). Il cielo sembra volersi aprire un pochino e ci fà ben sperare. Arrivati sull'Alta Via la visibilità cala progressivamente fino a diventare nebbia che attraversa la sterrata sospinta dal vento, ma è normale, è tutto conosciuto, come l'attimo di disorientamento al bivio che porta al Turchino:"E' qui? Sì, è questo". Sotto le nuvole si dipana il singletrack che scende nei prati ma noi proseguiamo sulla ripida mulattiera fino alla cima del M.Pennello ove ci aspetta la sosta cibaria nel piccolo rifugio in muratura. Belli vispi affrontiamo i numerosi tagli a scendere dal Pennello, e sono una specie di riscaldamento per l'orgia sentieristica che segue. Presa la direzione del Turchino arriviamo nella zona di Fosso del Morto con il suo tratto di sfasciume impestato che ci costringe ad alcuni metri a piedi. Subito dopo segue un pezzo in piano molto accidentato nel quale mi ribalto due volte in dieci metri, preoccupando non poco Ed il Polso. Il percorso prosegue con sentieri a placchette rocciose fra i pini con brevi rilanci fino ad abbandonare L'Alta Via e prendere in direzione Giutte dove il sentiero diventa boschivo con sponde a volte altissime che preludono a mulattiere smosse e piene di foglie, che nascondono le insidie. Ed il Polso sembra molto soddisfatto della sua nuova bici ed i sorrisoni si sprecano. Ora c'è da pagare il fio di cotanto divertimento e la salita al Turchino sembra non voler finire mai. Come lunghissima sembra la sterrata boschiva a salire fino a raggiungere l'incrocio che dalla strada per il passo del Faiallo conduce a Cappelletta di Masone. Da qui si sovrasta la cittadina, che si raggiunge attraverso una sterrata da deraponi in discesa e poi uno stretto sentierino che conduce tra pratoni alle prima case ed alla fine del giro. Il grembo materno del Bar dei Reduci ci accoglie e ci nutre, come sempre. Masone ci vuole bene.

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