Mottarone 03-06-06

Anni e anni che vogliamo andare al Mottarone e il Lembo ci aveva sempre sconsigliati definendolo un pustàss. Dopo averlo strapregato ed implorato arriva la sospirata convocazione per andare a vedere codesta montagna sacra. Come al solito soli ad affrontare la pugna, dalla terra della Bonarda e del salame, DeCif ed io ci muoviamo in un'alba fredda per la stagione, con un tempo non granchè. Passando per Casale contattiamo la guida che stà ancora caricando le bici sulla macchina. Dopo 50km di autostrada deserta, tanto che fa venir voglia di contare i tratteggi sull'asfalto dalla noia, ricontattiamo il Lembo che afferma di essere addirittura davanti: mistero! Che stia viaggiando in un universo parallelo? Seguiamo fedelmente le indicazioni e, anche se non vediamo la cava del Duomo di Milano usciamo fiduciosi a Carpugnino e ci sciroppiamo le cento curve per arrivare al piazzale della funivia. Troviamo Tettabeta che ci fa parcheggiare saggiamente a ufa, caffè e scarichiamo. Nel frattempo arriva il resto della banda e ci si saluta e prepara. Scopriamo così che eravamo davanti noi e che l'uscita indicataci era quella sbagliata!!! Sono incerto se sospettare il complotto o la demenza della guida, comunque sia le mie poche certezze cominciano a vacillare. Ci avviamo così alla funivia per la prima risalita e cominciamo a familiarizzare con l'ambiente. Il panorama del lago è sempre più spettacolare man mano che si acquista quota. Quando sbarchiamo sotto la vetta la temperatura è bassina ed un vento teso ci consiglia di restare al coperto in attesa del resto del gruppo. Si decide di affrontare la prima discesa lentamente, tipo ricognizione, e dedicarsi alle riprese video e fotografiche. Tettabeta, munito di un casco da vero palombaro-ciclista, ignora ancora di aver iniziato a collaborare con Superquark e che realizzerà uno splendido documentario sulla precaria esistenza dei muschi e dei licheni del Mottarone messi a repentaglio dai Minion e dai Gazzaloddi. Si và, il primo tratto è una pietraia veloce nel bosco, che và bene per cominciare a scaldarsi un po', poi si cominciano a percorrere sentieri più stretti e guidati. Principalmente abbiamo percorso i sentieri chiamati Alpino e Obelisco in diverso ordine e sequenza per cui ora ho un po' di confusione in testa e non saprei dire quale mi sia piaciuto di più, probabilmente ognuno a modo suo. Ci siamo sparati poi una mega, forse troppo, pausa pranzo vista lago in quota, con finalone a base di grappa al mirtillo che ha ben disposto la compagnia nei confronti del proseguo della giornata insieme ad uno splendido sole. Purtroppo i nostri bollenti spiriti vengono raffreddati subito dallo stop alla funivia imposto dal vento in quota, cheppalle, mezz'ora ad aspettare la ripartenza! Tourist tip: rimarchevole la vista sui nei a forma di perizoma che si gode dalla funivia. Prima del termine della giornata riusciamo a fare ancora due discese, una completa ed una intermedia prima di ritirarci per una bevuta celebrativa di fine ostilità. Se devo dare un parere su questi sentieri penso che la definizione più corretta sia “naturali”, più “naturali” di quelli di Finale e Triora. Questi qui sono meno addomesticati per le bici, più “sporchi”, ruspanti. Sono da paura alcuni drops north shore lungo il percorso ed infatti non li abbiamo fatti. Ci sono alcuni tratti che sono un po' noiosi, tipo i rettilinei di pietraia in alto, e bisogna stare attenti ad alcune uscite su asfalto, come dappertutto. Che dire, è stato bello, avrebbe potuto essere ancora meglio economizzando un po' sui tempi per guadagnare almeno un'altra discesa. Magari la prossima volta.
Ah, Lembo, Grazie!

Immagini
(astenersi voyeurs di salti, drops, fiammazze e deraponi)

Il video di Tettabeta

Le foto di Domingosh

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