Derthona ludens

....e poi via di nuovo a seguire il filo dei marciapiede fino a casa. Vabè, non è proprio così ma somiglia molto. Ci si trova senza fretta, è la fine della giornata e le strade eccheggiano degli stridii delle rondini, il fruscio dei copertoni sull'asfalto e la visione periferica coglie ruote che girano e volteggi aerei di puppies. Le auto sembrano fare meno rumore e poi niente del tutto quando si lascia l'asfalto sotto una luce calda, da sole calante. E si arriva al luogo del rito e comincia la giostra, ogni giro un giro da vincere se prendi la coda, tanto la vince Jolly, ma non conta, l'importante è la ruota che và, un giro dopo l'altro, fino al tramonto. E' il momento di cambiare copione, si pedala verso il castello, nella terra di mezzo fra città e campagna, fra pianura e collina, fra luce ed ombra. Azzurrinorosapallido questo tramonto dietro il temporale, rosa le case, azzurre le piscine, pallidi noi. I prati del castello punteggiati di cacche da evitare, altrimenti che daUntaUn è. Scalini, ripidi, sentierini, compagnie di ragazzini seduti sui motorini ai giardini si voltano quando sentono le raffiche attutite dei nostri copertoni sulle scalinate. Il buio di un boschetto ci inghiotte e ci risputa fuori alcune centinaia di metri più giù, e si continua così per un pò fino al centro, ad una zona più illuminata, più affollata. Si cazzeggia ancora un pò fra un parapetto ed un drop e poi svaniamo, lasciandoci alle spalle l'eco del ticchettio delle ruote libere che rimbalza nelle vie......

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