Salogni 18-08-07

Tra il report e la descrizione dell'itinerario.
Tre Andrea, tre bici e tre valli, tres bien. Siamo andati alla scoperta di un possibile itinerario ad anello, l'ennesimo, in alta Val Curone e ne è saltata fuori una epic ride quasi perfetta. Lasciata l'auto a Salogni, incontriamo un anziano signore che, alla richiesta di info sul collegamento Bruggi-Forotondo, ne nega l'esistenza e chiede lumi ad un motomunito che scrolla la testa indicandoci tutt'altre possibilità. Sicuro delle imbeccate di RoyBoy e da ricordi di precedenti esplorazioni, non mi faccio turbare più di tanto e partiamo baldanzosi. Giunti a Bruggi imbocchiamo le bastardissime rampe asfaltate tra commenti ed incitamenti dei villeggianti ferragostani. Finito l'asfalto, proseguiamo in direzione Colle della Seppa sulla ripida inghiaiata, gioia del garretto, fino al primo tornantone a destra dove sapevo partire il sentiero per Forotondo all'esterno della curva. Imboccatolo, si scende per un tratto fino a svoltare a destra dove si trova finalmente il segnavia biancorosso del CAI con il numero 111. A questo punto mi sento in una botte di ferro, anche se alcuni ragazzi incontrati sul sentiero negano l'esistenza di un collegamento con Forotondo. I ricordi mi dicono che si prosegue per un tratto e poi ci dovrebbe essere una biforcazione, a sinistra si scende a Lunassi, a destra, in costa, si prosegue per Forotondo. Il tratturo è comodamente pedalabile, con tratti divertenti e scorrevoli dapprima, poi si restringe diventando un sentiero. I segnavia sono ben visibili e facili da seguire, qualche breve rampa assassina ci mette alla prova. Ad un certo punto si traversa un fosso e poco più avanti si scende un breve tratto costeggiandone un altro. Attenzione, qui c'è il fatidico bivio: in discesa seguendo il rio si prosegue per Lunassi, a destra in piano parte un single track nel bosco. I segnavia ci accompagnano sul sentiero di destra, molto divertente, con tratti scorrevoli ed alcuni da rilanciare. Dopo un tot il sentiero sbuca su una carreggia, il segnavia indica di scendere a sinistra ma noi pensiamo di saperla più lunga e ci sciroppiamo un 200m. di disli, di cui parecchi a spinta, prima di capire che stiamo andando dalla parte sbagliata. Brainstorming con foratura di Jolly e seguiamo fedelmente il segnavia che ci conduce attraverso una bella strada boschiva fino a Cà dei Caldini, frazione di Forotondo, dalla quale si arriva con alcune rampe asfaltate a Cà dei Marchesi da cui parte la strada per il M.Boglelio. Cuore in pace, ora, e spingere per 3/4 d'ora fino in cima, dalla quale decidiamo di proseguire per il rifugio incustodito del M.Bagnolo, dove mangeremo. Mentre siamo svaccati al rifugio si fermano due cavalieri, in transito da Casa del Romano a Montesegale, e ci scambiamo info e aspetti dei due mondi, quadrupede e biammortizzato. Proseguiamo verso il Chiappo, segnavia CAI 105, a questo punto, abbastanza velocemente perchè il fondo è molto scorrevole, fino al curvone della pista di sci del M.Chiappo, Fò Binè, che seguiamo fino all'intermedio, dove stiamo alti per inserirci sul taglio che sovrasta la strada asfaltata e salta il bivio per Pian del Poggio depositandoci a Capannette di Pej, da dove arriviamo a Capanne di Cosola e da bravi bikers beviamo la Coca. Di fronte al ristorante imbocchiamo la lastricata che in breve diventa sterrata e poi sentiero, seguendo il vago segnavia rombo blu (Spartaco, ma dove sei?). Attenzione: ad un certo punto bisogna prendere una rampa in salita sulla destra, mentre la via principale prosegue in discesa. Il sentiero è veramente bello, un single track in costa nel bosco che ogni tanto si apre regalando meravigliosi scorci sulla molto sottostante Val Borbera. Si arriva così ad un punto in cui il cammino non è immediatamente evidente, con molti segnavia su placche rocciose: si deve prendere decisamente a destra in leggera discesa e poi salita per poi sbucare sui pratoni sotto il M.Chiappo. Ora si può vedere il valico di Bocche di Crenna di fronte a noi, leggermente sulla sinistra, fra Ebro e Prenardo. Qui bisogna un pò navigare a vista seguendo i vari single tracks cercando di stare su quelli scorrevoli che però ci permettono di stare più alti possibile perchè solo così si riesce a raggiungere il punto di attacco dell'unica traccia interamente pedalabile per Bocche di Crenna, quella che ci eviterà di dover spingere la bici in salita nei pratoni. Questo era il secondo obbiettivo del giro di oggi, dopo il tratto Bruggi-Forotondo. Il sentierino dei desideri parte dalla Fontana dell'Uomo Morto, un fossone che scende dal Chiappo, all'altezza di un albero con sotto un vascone in acciaio per l'abbeveramento del bestiame. In sostanza, da questo punto si deve imboccare la traccia pedalabile più alta che ci condurrà a Bocche di Crenna senza spingere un metro. Da Bocche di Crenna abbiamo proseguito sul 108, che taglia le falde del M.Ebro fino ad arrivare sopra alle stalle di Salogni, altro single track da godimento con però dei fastidiosi cardi da schivare. Qui in un maldestro tentativo di pedal-kick per superare un canale creato dall'acqua, ho rotto la catena con conseguente cappottamento della bici, fortunatamente abbandonata per tempo. Giunti sopra le stalle ci siamo fatti un pò prendere dall'orgasmo ed abbiamo tagliato in mezzo ad un bosco abbastanza impestato quando ci sarebbero stati due comodi sentieri, 108 e 106, per raggiungere il rifugio Orsi. Qui giunti siamo stati accolti dagli uomini del CAI di Tortona che lo gestiscono e ci hanno mostrato le mappe con indicati tutti i loro sentieri con la relativa numerazione, peccato che non ci sia nulla di pubblicato al momento. Avrei voluto concludere questo giro con il godurioso tratto del 106 dal rifugio alla Colonia di Caldirola e poi cercare un certo sentierino per Salogni che mi frulla per la testa da un pò ma il tempo tiranno ci ha consigliato di prendere la direttissima mulattiera sassosa che in pochi minuti ci ha fatto bruciare centinaia di metri di disli e reso ardenti i nostri freni. Rientrati a Salogni, mentre stavamo caricando la bici sulla macchina è passato lo stesso anziano signore incontrato alla mattina e, al resoconto del nostro itinerario, ha concluso dicendo la stessa identica frase di quell'altro "vecio" incontrato a Negruzzo sabato scorso:"vuatar si mat!"
E chi potrebbe negare una birra a tre bikers alla fine di una giornata di duro lavoro?;-)

 

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