Abbiamo incontrato solo stambecchi…
Il Bikefree si sposta in Val Lemme. L’equipaggio è composto da Soothsayer, redento dopo una nottata clericale, Karlacio, svegliatosi praticamente giunti a Voltaggio, DeCif, nostro esempio di diplomazia applicata, Otis, con la solita calma anglosassone, e Jolly Roger, tipico “bamboccione” del signor Schioppa. Dopo il solito caffè e tre quarti d’ora d’auto giungiamo al parcheggio in Voltaggio e inforchiamo le fide bikes. Alla faccia del Giuliacci percorriamo chiaccherando allegramente, sotto un bellissimo sole, una manciata di km su bitume lasciandolo per una carrareccia poco dopo la fraz. Molini. Mai cantar vittoria troppo presto: il mito delle previsioni del tempo s’incazza e la nebbia ci avvolge proprio mentre percorriamo un simpatico e tecnico single track in salita dal passo della Bocchetta. Mentre si aspettano Otis e Soothsayer che aiutano Karlacio a districare la catena incastrata nei raggi, la nebbia si dirada e, davanti ai nostri occhi, si aprono scorci impervi, selvaggi di rara bellezza. Dopo una chiacchierata con qualche simile che pascola ai bordi del nostro sentiero raggiungiamo, in discesa, la sella tra il M. Leco e il M. Taccone. Da questo punto il percorso ha la meglio sul baldanzoso gruppo che avanza molto meno velocemente alternando energiche spinte a corti tratti pedalati. Dopo un ultimo, generoso sforzo e qualche bestemmia, raggiungiamo la sommità della zona cioè la vetta del monte delle Figne destando la perplessità di Soothsayer ormai in preda ad un’allergia manifesta al push bike ed a Jolly Roger.
Il buon Soothsayer, mentre noi calziamo le protezioni, ci chiede: ”Ma…c’è ancora salita??” forse riferendosi alla via al Paradiso che più volte gli è stata indicata nella precedente serata.
La prima parte della discesa si presenta Very Hard: impestata di sassi di tutte le forme e dimensioni piantati in un “sentiero” con una pendenza impossibile e tale che ci costringe, per poter scendere, a tenere il deretano oltre la sella a strisciare sopra il pneumatico posteriore. Il gruppo si seleziona, ma il sentiero migliora gradatamente diventando una carrareccia e, accompagnati da un tiepido sole, da qualche pizzicatura e da una catena rotta raggiungiamo cascina Carrosina. Dopo aver allontanato lo spettro della fame consumando il mitico panino al crudo, riprendiamo le bikes e raggiungiamo, con un divertente single track e qualche spinta, il passo Dagliola. Piccolo brainstorming sul percorso da affrontare e sulla difficoltà del sentiero (quello sopra…no! quello sotto…ma?) seguiamo, inutile dirlo, DeCiF, prendiamo il più cazzuto e via!!
La discesa si presenta tra le più complete: la prima parte è veramente il regno della roccia e del sasso, la pendenza non è eccessiva, bisogna mantenere equilibrio, scorrevolezza evitando i frontflip contro le lame di rocce più sporgenti dando, pure, qualche pedalata. Il cardio di Jolly ne è testimone infatti alla fine del segmento segna ben 166bpm! Segue un tratto impestato e ripidissimo a libera interpretazione, poi un bellissimo single track ora scorrevole, ora sassoso, ora con canala, ora in salita, ora con radici dove incontriamo una coppia d’escursionisti. Galvanizzati dagli apprezzamenti dell’escursionista femmina sui nostri “attributi” entriamo nel bosco con un tratto velocissimo dotato d’appoggi e paraboliche. Dopo aver cercato di abbracciare qualche pianta o di valutare la scarsa e limitata tenuta di qualsiasi tipo di copertura su un palmo di ricci e castagne, i nostri arrivano lanciatissimi sull’ultimo tratto. Il sentiero, che ci ricondurrà a Voltaggio, ritorna ad essere un sassoso e ripido single track con qualche bel passaggio tecnico; uno di questi, complice un albero di troppo, metterà a dura prova la virilità di DeCif. Il solito giro di birre, consumato nel bar di Gavi sotto un forte temporale, riporta morale ed allegria alla truppa affaticata ma soddisfatta del ride appena terminato.