Luccica, sotto una luce orizzontale, l'acqua dappertutto. Sembra sgorgare dalle rocce e dall'erba di un verde impossibile, viene spalmata addosso dalle fronde piegate, scende a tratti dal cielo, scorre nei ruscelli e sui sentieri, sollevata dalle ruote brilla negli occhi con bagliori intermittenti. Il sasso ligure guarda indifferente con occhi lucidi e stà lì, più o meno incastonato nel paesaggio. In tutta questa natura quattro ometti, transfughi dall'argilloso Oltrepo, si sono assai sollazzati salendo alla Gava sotto un cielo sempre più scuro e lacrimoso (Karlacio gonfia). In cima una pioggia leggera scende da questo soffitto nero e ci accompagna nelle ultime pedalate prima del piccolo rifugio dove ci fermiamo per qualche minuto (Karlacio gonfia). In discesa, il sentiero, già stretto di suo, si restringe ancora di più per l'erba alta coricata dal peso dell'acqua. Il mondo si rimpicciolisce alle dimensioni del single track, una striscia di una spanna che si snoda continua e sinuosa (Karlacio gonfia). Man mano che si perde quota aumenta la luce e la temperatura. I tornanti in discesa esigono il loro tributo ma è un prezzo che si paga senza soffrire troppo, seminando qualche pezzo in giro che qualcuno raccoglierà. Andiamo alla scoperta di una nuova discesa dove una sequenza infinita di tornantini strettissimi ci costringe spesso a fare manovra (Karlacio gonfia). Un ultimo single track ci scodella infine sull'asfalto e poi al parcheggio (Karlacio beve birra con Soothsayer, DeCif ed Otis).