Soothsayer, perché ti presenti 10 minuti in anticipo, in borghese, senza la bici in macchina?
Ogni fermata un caffè, troppi caffè.
Mi piace essere qui, quello di cui sento il bisogno, fatto così.
Ogni gradino una montagna.
Vento. Dentro, fuori, tutt’intorno, soprattutto in testa.
Freddo. Dentro, fuori, tutt’intorno, soprattutto in me.
Oggi non và.
La salita è bella, forse anche meglio di come la ricordassi, forse l’hanno sistemata.
Più si sale più il vento si raffredda e diventa cattivo, fortunatamente il tratto esposto è breve e veloce e non passa molto che siamo al piccolo rifugio della Gava. All’interno l’atmosfera si scalda presto fra battute e commenti, io no, accendiamo il fuoco, nada, è vietato! Mangiamo, protetti da un adesivo di Bikefree, gli ottimi biscotti casalinghi di Laura, ma che buoni!
Arriva il momento delle protezioni, usciamo e vengo assalito dai ricordi dell’ultima volta che sono stato qui, con altre persone, facendo un giro diverso, sorrido tra me e comincio a scendere.
Poco dopo ci compattiamo e Jolly indica un capriolo su un costone poco distante da noi.
Il primo tratto della discesa richiede attenzione, passaggi stretti e tornantini mi tengono sveglio, di seguito lascio correre la bici, conosco il sentiero e la pendenza non è mai elevata. Quando svoltiamo a destra e risaliamo la valle del Lerone comincio a provare un lieve turbamento al ricordo di quanto mi sia andata bene l’ultima volta, quando sono finito di sotto. Stò lontano dalla parete rocciosa e scendo prudentemente di sella nei passaggi più stretti, paiuia! Man mano che procedo acquisto sicurezza ed il successivo pezzo in costa scorre veloce fino alla raffica di tornantini finali. Al guado ci fermiamo un po’ a scherzare e fare foto dopo l’adrenalina della discesa.
Il tratto seguente è veramente bello, il single-track parte in salita con passaggi tecnici, poi si addolcisce e diventa filante. Mentre Jolly, Karlacio e Umberto schizzano via, io mi pianto subito, e sbadiglio. Ma presto il mondo comincia a muoversi verso la bici ed il sentiero si snoda fluido in una linea che seguirei all’infinito.
L’ultimo tratto di discesa si apre con una vista da balconata sul mare e qui incrociamo Akira ed alcuni compagni dell’uscita al Brekkanekka, ma che combinazione!
Decidiamo di scendere direttamente in spiaggia e scivoliamo sulla gravità fino a che i copertoni scavano solchi sulla sabbia.
L’acqua non sembra neanche tanto fredda.;-)