L2A 16/18-08-10

Premessa.
Da tempo si sapeva che la settimana di ferie agostane di DeCif avrebbe contenuto un’uscita di più giorni, possibilmente memorabile. Cheffamo? ‘ndonnamo?
Les Deux Alpes, visto, deciso, prenotato. Otis presente, una volta tanto. 

Giorno 1
E’ arrivato l’inverno.
Alle otto si sgumma da Voghera alla volta delle Alpi e sulle Alpi piove e fa un freddo becco. Fiduciosi affrontiamo passi e valichi e……piove e fa un freddo becco: “Accendi la stufa”. In prossimità di L2A una breve sosta tecnica ci permette di mancare di 8 minuti l’orario di apertura della reception del residence e quindi la consegna della camera, bisogna aspettare le 17. Girovaghiamo per il paese sotto l’acqua, brividi e pelle d’oca, mangiamo un Hamburger e ne approfittiamo per raccogliere info, ufficio del turismo, cartelloni, bike shops. Finalmente spiove, non possiamo lasciare scorrere la giornata fra le dita come i granelli di sabbia. Ci cambiamo nel parcheggio e facciamo volta alla zona della Vallee Blanche dove si può salire a pedali e scendere su una pista blu. Cominciamo a pedalare e…..miracolo, fa meno freddo. Ce la prendiamo comoda, il terreno è ottimo, sembra che non abbia quasi piovuto, una sterrata inghiaiata e poi un bel sentiero a tornanti con qualche rampa. Arrivati in cima cominciamo a scendere su un serpentone di curvone a sponde che conosceremo molto bene nei giorni successivi. La discesa, anche se la pendenza non è elevata, scorre veloce ed in breve siamo a valle. Dopo rapido giro del paese, arriviamo al residence  proprio in tempo per l’apertura della reception. Usciamo per cena e nel ristorante, tra raclette, fondue e tartiflette, il clima è rovente. La vita in giro per il paese è un po’ scarsa, c’è gente ma si vede chiaramente che la località è dimensionata per i grossi volumi d’affluenza invernale, sono molti i locali chiusi, come ci conferma il barista del pub dove sembra essere raccolta una discreta manica di buontemponi il cui divertimento culmina quando un individuo attempato e dal volto rubizzo mette un maglione ben ripiegato per terra, si mette in verticale sulla testa ed ingurgita una bottiglia di birra, così, fra gli incitamenti degli astanti, altrochè freeride. Andiamo a dormire contenti.
Domani è il giorno “lungo”: pedalatona fino al ghiacciaio.

Giorno 2
I 1550
Sveglia, solleone e si esce a far colazione in un postino con una signorina che ci resterà nel disco rigido per un po’. C’è movimento, la popolazione si divide in due grandi categorie: bikers e boarders. Infatti i negozi traboccano di tavole, bici ed attrezzature annesse, una specie di paese dei balocchi. Decine di bici da discesa e tappeti di protezioni vengono lavate in continuazione con le idropulitrici, mini downhiller decenni mulinano le gambette sotto le ginocchiere e sgranano gli occhi nei caschi integrali mentre amorevoli papà li guidano, messe in piega svelano signore stilose in paziente attesa di caricare la bici sugli impianti, rastamanni e poser, di tutto, insomma, e tutto nella massima tranquillità. La gita di oggi prevede la “Defi cross country”, una sparata di 1550 m di disli  su fino a 3200, al ghiacciaio, praticamente sulla strada di servizio agli impianti. Seguiamo fedelmente le frecce gialle su una salita costante, sterrata, ripida per un bel po’, poi il percorso diventa più variato, alternando spazi aperti, tratti a pendenza moderata e rampe assassine. Superiamo stazioni intermedie e cominciamo a vedere che la strada arriva a quota neve. Ad un certo punto, ripido per ripido, dopo un momento di studio, decidiamo di inerpicarci a spinta su una pista da sci invece di aggirare un costone. Quando ci ricongiungiamo alla strada siamo a quota neve. Non incontriamo nessuno, ne in bici ne a piedi, solo qualche fuoristrada di servizio. Quasi a 3000 le rampe cominciano ad essere proibitive, il fondo ghiaioso è intriso di acqua e neve fondente e gli ultimi 200 metri di disli sono veramente faticosi. In cima siamo ai piedi del ghiacciaio, è pieno di sciatori e boarders, nessun biker. Ci rilassiamo, mangiamo e ci stendiamo al sole per un pisolo, si sta proprio bene. Prima di scendere DeCif si informa e scopre che la pista VTT che scende è chiusa, CHIUSA? Per un po’ di neve? Siamo arrivati fin lì per scendere da dove siamo venuti? Giammai! Alla fine una spanna di neve in alcuni tratti è solo divertimento, andiamo. Scendiamo tranquilli su neve e pietraia, il percorso è ben visibile, sistemato con sponde e appoggi. Ci fermiamo un attimo e pssssss, il tubeless posteriore di DeCif non tuba più. Tentativo di riparazione inutile, camera e via. C’è una blu, una rossa ed una nera per scendere, secondo voi quale si sceglie? Choucas Bikers. Seguiamo le piste man mano che le incontriamo, dopo un po’ guardiamo la cartina e scopriamo che siamo svallati, giù giù e ancora giù si intravedono baite e villaggi sospesi, alziamo lo sguardo e su un ripidissimo costone serpeggia una salita, che ci separa di qualche cento metri di disli da dove dovremmo essere, abbiam fatto la Fee. Viene azzardata l’ipotesi:”Se andiamo giù in freeride, magari, giriamo dietro quel costone, non vuoi arrivare da qualche parte?”. Invece seguiamo la pista ancora per un poco e ci si presenta una seggiovia che ci porterebbe esattamente dove dovremmo essere (scopriremo poi che era praticamente impossibile non usarla se si voleva scendere dal ghiacciaio evitando lo sterrato dell’andata a ritroso). DeCif ha uno di quei lampi di genio che lo hanno reso famoso:”questa è una seggiovia che se uno arriva qui è perché il biglietto ce l’ha, quindi non controllano.” L’omino sembrava essere lì per caso, carichiamo le bici e saliamo. 500 m di salita risparmiati, di discesa guadagnati. Abbiamo ancora un bel po’ da scendere, prendiamo Vallons, quella con le passerelle, che si rivela essere divertente e varia. Siamo giù, ci spaparanziamo sulle sdraio di un bar, birra in mano e cazzeggiamo per un po’ godendoci l’atmosfera rilassata del postridin’.
“Canard!”, DeCif vuole la canard e canard sia! Io vado per l’agneu in un ristorante con l’aria tipica ed un po’ pretenziosetto e poi finiamo la serata in un disco-bar pieno di eritals, tra video freeride, schiuma e odore di sostanze strane.

Giorno 3
Campionato Europeo
Oggi cielo di nuovo plumbeo, si fa discesa, pettorina e tutto. DeCif ha deciso che oggi c’è il campionato europeo di discesa a tappe: BF contro tutti. Pass VTT, senza assicurazione, “Italiens, eh?”. Comincia il tourbillon di piste, “toh, quella che scende dal ghiacciaio oggi è aperta, avranno scoperto che si può fare?”. Facciamo una salitella: pista chiusa per cantiere, non potevano segnalarla prima, rimediamo infilandoci in una traccia accennata che scende verticale in una pietraia, che un cartellino indica come parte del percorso della Mountain of Hell 2010. Vogliamo andare a vedere il bike park e dopo qualche liason prendiamo la Sapiens, che ci scodella nel bike park, drop, salti quarter, dirt e pump track, pieno di ragazzini scatenati. Facciamo per riprendere la fune e DeCif non trova il pass, cerca dappertutto, a momenti si spoglia sotto lo sguardo benevolo della signorina, viene scannerizzato dal lettore che miracolosamente lo grazia ed apre le porte della risalita. Il pass non si è più trovato, DeCif ha girato tutto il giorno con diversi escamotage e tutto è andato per il meglio, resta il mistero. A questo punto inneschiamo una sequenza infernale: Grand Nord, Integrale, “noir, avec un enduro!”, Diable, Vallons, dove mi ribalto giù da una passerella. Poi ci spariamo altri 830 m. di disli e scendiamo a Venosc, nella quale DeCif si scatena e mi lascia sempre indietro. Venosc è un paesino splendido che merita un giretto a piedi che non ci facciamo mancare, insieme ad una pausa ristoratrice. Riprendiamo la fune con qualche acrobazia e salendo vediamo il sentiero pedonale, gran figata, vietato alle bici, severamente, in tutte le lingue e con segnali imperiosi, peccato. Ormai ci manca solo una delle piste nere, risalita a Le Diable e giù per la Double Black, stretta, ripida e bucata. Alla fine siamo stanchi ed appagati, giriamo i pedali fino alla macchina, ci cambiamo, carichiamo tutto e partiamo verso casa, cade qualche goccia di pioggia. DeCif guida come se fosse ancora in pista. E il campionato europeo? Siamo arrivati in finale….            

 

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