Ancillotti

Premesso che non ho mai pensato che ci sia una bici od una marca che sia superiore a tutte le altre, oltre 3 anni fa mi son trovato a dover cambiar bici e, tra le varie soluzioni tecniche, mi incuriosivano le Ancillotti; fu cosi che  iniziai ad informarmi sulla Scarab FR, l’unica bici da AM prodotta dall’artigiano toscano. Be, insomma... qualche dubbio c’era, non conoscevo nessuno che l’avesse provata, non era leggerissima.... pedalabilità ? Boh ?
E cosi' alla DH di Caldirola ho conosciuto Alberto, ho fatto un giretto sulla Scarab e... ma si, proviamola !
Dopo un paio di mesi arriva il pacco; nera lucida come da richiesta. Comincio a montarla e azz.... la ruota è scentrata sul carro ! Chiamo subito Alberto che mi dice: “tu, la rota.. la devi scampanà....”
E già, perchè, come in tante bici da DH, la ruota posteriore è scampanata.... Ok, completo il montaggio e faccio il primo giro di prova; la prima sensazione riguarda l’ammo a molla; tutto sto SAG... non sarà troppo ? Ero abituato all’aria e la morbidezza della molla mi sconvolge. Altra sensazione è la maneggevolezza; il baricentro così basso la rende un giocattolo. Ci metterò un pò a cambiare tipo di guida, tanto è facile buttarla giù da un lato e tanto e facile poi tirarla sù...

Dopo circa un anno mi ritrovo a cercare una bici da FR, qualcosa di pesante e robusto per divertirsi in pista, una bici qualsiasi purchè a buon mercato e... cosa trovo... un’Ancillotti Tomaso FRP conciata male ma a pochi soldi. Mi faccio mandare le foto e le spedisco ad Alberto chiedendo un preventivo. Con 300 € mi sistemano i bozzi sul telaio, lo rinforzano con fazzoletti, riverniciano, revisionano carro ed ammo. E’ fatta, la seconda Ancillotti entra nella mia scuderia.

Dopo 3 anni dal primo acquisto, chiamo Ancillotti per programmare una manutenzione alla Scarab; è ancora perfetta, non un filo di gioco ma e meglio darci un occhiata. E così vengo a sapere, per  puro caso, che stanno producendo un nuovo modello con 145 di escursione e predisposta per la forka da 160 ! Mmhhh... quel maledetto tarlo che saltuariamente si insinua nel cervello dei bikers mi invade e, nel giro di pochi giorni, giungo alla conclusione che DEVO, sono obbligato, non ho altra scelta se non quella di ordinare il nuovo telaio !

Dopo il solito mese e mezzo ricevo la chiamata che il telaio è pronto e, insieme a Otis andiamo a ritirare il mezzo direttamente dal produttore.
Appena usciti dall’autostrada dei cartelli luminosi ci guidano a San Buca val di pesa, tutta la viabilità è stata modificata in modo di arrivare direttamente al parcheggio della factory. La palazzina uffici ha una grande porta girevole che ci conduce nella reception dove tre centraliniste in minigonna ci sorridono; mi avvicino alla prima e, senza mai staccare lo sguardo dalle sue enormi tette rifatte, comunico di avere un appuntamento.
"Il signor Tomaso è impegnato col video del promo dei modelli 2010" …in quel momento entra Alberto che parla nel suo smart phone; riesco ad intuire che è al telefono con Scott Turner: "senti Scott, se vuoi posso montare il pull shock sul V10 ma tu non puoi andare in giro a dire che è una nuova versione del VPP...  “
"Aaa… siete arrivati, prego andiamo direttamente nel work shop". Entriamo nell’imponente angar dove è stato ricreato parte del bike park di Whistler e passiamo al reparto produttivo. Tutto è  automatizzato, una linea di robot preleva i telai dal magazzino e procedono all’applicazione degli adesivi; unica operazione che ormai viene fatta in Italia visto che ormai da anni i telai arrivano dalla Cina ……….. DRRRIIIINNN #########!!!  ..cazzo la sveglia… ma… era solo un incubo !

Mi alzo e penso che devo muovermi con le altre faccende se vogliamo essere a San Buca  per le 14.00.  Otis dice che Ancillotti è come la mecca, almeno una volta nella vita ci si deve andare, e per noi è già la seconda…
Arriviamo al paesino toscano giusto per pranzo, rifiutiamo la ribollita per prendere qualcosa di veramente fiorentino: spaghetti con le cozze.
Dopo il caffè ci rechiamo a colpo sicuro verso l’abitazione degli Ancillotti; tre anni prima avevamo girato per mezzora senza riuscire a trovarla. Infatti bisogna infilarsi in una ripida stradina senza alcuna indicazione; ma tanto…  chi la vuole…. è fortemente motivato.
Tomaso ci accoglie nell’atelier; una stanza di circa 40 metri quadri, telai appesi, scatoloni pieni di tubi, un trapano a colonna, una sega circolare, la piegatubi e la dima dove puntare i telai. What else!
Con Tomaso iniziamo il montaggio e a scoprire le differenze col modello vecchio. Nel frattempo arriva anche Alberto ed inizia a “imbastire” un telaio DHP. Parlare con loro è piacevole, ti spiegano il perché delle loro scelte tecniche motivandole e senza usare il linguaggio urlato delle riviste: “the ultimate” – “definitive” ecc.
La bici è pronta. Angolo sella verticalizzato per migliorare la pedalata, angolo sterzo aperto (e dico aperto !), passo lungo e  peso accettabile per una AM.

Per concludere, ad di là delle bici che possono piacere oppure no, resta l’onesto lavoro di due artigiani spinti dalla passione e dalla convinzione che il pull shock sia performante; ed infatti è dal 1980 che viene utilizzato dalla famiglia Ancillotti.

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