Finalmente Finale

Erano mesi che chiedevo ai Bikefree di organizzare una trasferta a Finale. Avrei voluto ripetere la bella esperienza dell'estate con BikerSimone a farci da guida lungo le discese dell'entroterra e i furgoni di FinaleFreeride a scarriolarci da capo in cima, però mi sarei accontentato anche del classico giro da innamorati della mtb, Ciappi + Manie, ma loro si negano, fanno orecchie da mercante. "ho comperato l'Ancillotti, non posso farmi vedere in giro con uno che ha la bici fatta a Taiwan dai cassaintegrati della Nike" dice DeCif, e con Otis va anche peggio: "non ho tempo, mi sto  costruendo una singlespeed".
Ma una singlespeed non è una bici con 8 pezzi più la sella?
Comunque, decido di sconfiggerli sul loro stesso terreno: divento un Bikefree anch'io e la spedizione in Liguria me la organizzo da me.
Mentre riempio la valigia di gomitiere e ginocchiere telefono al numero che ho copiato dal sito di FinaleFreeride solo per sentirmi dire che il primo furgone disponibile è... due mesi dopo!?!
Basito, raccolgo le forze per passare i 60 giorni che mi dividono dal pellegrinaggio streettando giusto quel tanto che basta per migliorare l'equilibrio sul cordolo del multisala, pestare un po di cacche a Genova (e Finale è solo a due passi, così lontano ma così vicino...) e rompere il carro basso della bici.
Ma prima di rompere il carro ho dovuto affrontare il battesimo del fuoco del vero Bikefree: tenere per otto settimane compatta e motivata una ciurma di 9 adolescenti di 40 anni tiranneggiati dalle famiglie, logorati dal lavoro e dalle avversità che la vita canaglia adagia sul cammino come trappole guatayabe.
Ma tant'è, nei momenti di crisi ci si rivolge sempre a chi ne sa più di noi e così alla defezione di Tettabeta per sindrome del tunnel carpale, piangendo mando un sms a Otis invocandogli un supplente, un'interinale, un facente funzioni che abbia nel sangue la passione per le levatacce e
non patisca il furgone.
"Potrei, ti fo sapere" leggo sul display, e piango con raddoppiato vigore.
La rottura del carro mi risolleva il morale, penso che ho un'ottima scusa per non andare ma il mio sivende, un ragazzo giovane e atletico che salta il roadgap di Rossana come io mi gratto dietro alle orecchie e che odia i freerider attempati perchè sputtanano la categoria, prontamente mi presta una test bike rimettendomi in gioco.
A 3 giorni dall'evento trovarsi per le mani una bici di tutto rispetto montata con una forcella che odio, senza pedali e con i freni al contrario non è il massimo della vita, e mentre cerco di trapiantare il dna della Marzocchi sull'endurina ecco che scatta la trappola guatayaba...
"...Niente Finale per me, questa notte è mancata mia nonna..." l'sms di Lorenzo non dà scampo al suo dolore, ma nemmeno al mio: e adesso?
Cosa farebbe Otis al mio posto?
Eh già, ma Otis c'ha un capo, anzi IL capo, si consulterebbe con lui e insieme tenendosi per mano ne verrebbero fuori.
Io invece...chiamo il Roy! C'era pure lui a pestare cacche a Genova con tanto di pettorina Dainese e bici da xc, l'ho visto in forma e gli tendo la mia trappola inviandogli un sms sibillino nel cuore della notte, e all'alba del giorno "x-1” risponde sornione "cosa hai in mente?"...
Tutto a posto quindi, i mancanti sono degnamente rimpiazzati, la Marzocchi è al suo posto sulla bici dal colore più trendy del momento, la valigia con le gomitiere è già nel baule della multipla, controllo il meteo, controllo la posta del forum e...nooooooo!!!!
"Questa mattina mentre facevo da guida mi ha chiamato Anne-Caroline dicendo che vuole presentarmi ai suoi genitori, parto immediatamente per Mâlain, buon  w.e., ciao". Biker_Simone, dopo aver promesso di farci da guida in questo agognato sabato finalese, ci molla così per una che non è nemmeno riuscita a vincere il mondiale di discesa nel 2004. che amici...
Ritrovarmi il sabato mattina al Flydown tra amici con la prospettiva di una giornata da spendere giocando tra le pieghe della montagna ligure e con finalmente alle spalle  lo sbattimento della logistica mi sembra quasi un sogno, e mentre Gianpiero e Giancarlo scaricano dalla multipla
una Specy dietro all'altra vado a salutare i due veri, inimitabili e inossidabili Bikefree: Otis e DeCif.
Otis è un personaggio che, se riuscite ad immaginarvi uno che si sia dato come nick il nome "Otis", dietro all'apparenza riflessiva e intellettuale quasi da professore mostra poi un lato della sua
personalità malvagio e totalizzatore che si manifesta nella passione per le bici "ignoranti.
Ed è perlappunto una di queste "ignoranze" che sta scaricando dalla macchina mentre DeCif, "il capo" o "il capetto" nei momenti di intimità, sta montando le ruote a un telaio che sembra quello della bici di mia madre dopo che l'ho retromarciata nel box: non c'è un tubo diritto da qualunque parte la si guardi. Altro che Ancillotti, qui siamo a livello del museo degli orrori.
Arriva anche il Roy, parcheggia nel piazzale dei vip e sguaina dal bagagliaio un'astronave luccicante con 200 + 200 di escursione e la manovrabilità di un camper.
iniziano le sorprese: mentre si compilano i moduli con le clausole "se cadi muori" e i ragazzi dell'organizzazione caricano le biciclette sul carrello, la Sissi annuncia che la storia di Biker_Simone e la Chausson è tutta una montatura pubblicitaria voluta dagli sponsor della ragazza e
che in realtà lui non può farci da guida perchè è caduto il giorno prima facendosi anche abbastanza male.
Da veri amici ci scambiamo pesanti battute sullo stile di guida fuori e dentro le lenzuola del povero Simone finchè "oggi" aggiunge la Sissi "guiderò io il vostro furgone!".
Subito gli i lazzi e gli sberleffi si tramutano in gemiti di agonia: ma come, le nostre biciclette esoteriche, i nostri caschi aerografati a mano e le costose attrezzature fotografiche nelle mani di una donna?
Basiti saliamo sul furgone e in un silenzio carico d'attesa ci avviamo verso i primi tornanti che però vengono superati con incredibile scioltezza e così, dopo uno scambio di occhiate, ci rilassiamo e diamo il via al solito coro di rutti, racconti dei trascorsi erotici della notte precedente, minuziose descrizioni di sentieri pedemontani e di giaroni padani, scambi di consigli volutamente errati su come tarare al meglio le sospensioni, commenti invidiosi sui capi di abbigliamento altrui...
Sono felice, di una felicità un pò infantile ma sincera, mi volto dal mio posto finestrino in cui  mi hanno incastrato gli altri salendo sul sedile a panchetta del furgone e vedo i profili delle persone al mio fianco, qualcuno parla, qualcuno ascolta con attenzione, il motore ruggisce lontano, la Sissi guida davvero bene e la vita di tutti i giorni sbiadisce nella memoria.
Magia.
Poi dalla panchetta posteriore, con quella sua voce ancora adolescenziale nonostante sia quasi sui 40, Gianpiero inizia a cantare "I want to bikefree" sull'aria della canzone dei Queen strappando un
sorriso a tutti.
In cima, ci prepariamo per la prima discesa con la solita mezza apprensione di chi sa che sta per fare qualcosa di bello ma pericoloso e che dovrà modulare l'entusiasmo e la prudenza fino a trovare il punto di equilibrio tra divertimento e mandare tutto a puttane per una manovra sbagliata.

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