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Motta_one al Motta_ello | ![]() |
Partenza alle 10, soli e raminghi io e Giancarlo sulla Multipla a metano proiettati verso un banco di nuvole sempre più scure.
obbiettivo: essere al ristorante "la Casa della Neve" alle 12, puntuali all'appuntamento con il piatto locale: polenta e giaguaro.
Mentre scarichiamo le bici sotto a una pioggerellina timida ma noiosa arriva un furgone da cui scendono 6 o 7 freeriders di quelli che spacco tutto, megabici, megagomme, caschi da street e jeans strappati.
Funivia.
Mentre i giovinastri raccontano ad alta voce le loro mirabolanti imprese io e Giancarlo guardiamo fuori dai vetri la pioggia lasciare il posto alla neve, bianchi coriandoli che offuscano la visuale e trasformano il suolo a me familiare in un terreno vergine e pieno di promesse.
Amo l'inverno.
Continuiamo a salire osservando in basso i pini ricamati di neve, le orme dei caprioli e qualche traccia di sci, e mentre la funivia si avvicina al terminal intermedio uno dei ragazzi ci chiede se siamo già scesi, loro partiranno da lì per cercare di sfidare i ripidi. Giancarlo dice di no e che noi saliremo fino in cima per pranzare e da là poi scendere fino a valle.
Attimo di silenzio.
Lungo attimo di silenzio in cui tutti ci guardano come se fossimo quelli che si calano nei vulcani attivi.
A me non sembra che, neve per neve, 500 metri di quota in più cambino qualcosa, ma invece la cambieranno eccome...
Seconda tratta della funivia.
Il manovratore della seconda tratta è famoso per essere un pessimista olimpico, che gufa iatture a destra e a manca, e non appena ci vede salire con le bici attacca a raccontare di lastre di ghiaccio, gente dispersa e, sconsigliandoci anche di tentare di scendere su asfalto ci augura di rinsavire e riscendere con lui in funivia.
Finalmente arriviamo.
Neve!
Da nord, da sud, da est e da ovest, ma soprattutto dall'alto.
Iniziamo a pedalare per superare gli ultimi 100 metri di dislivello che ci porteranno al ristorante e indovina un pò?
La gabbia del cambio di giancarlo finisce in mezzo ai raggi. per fortuna che ce ne accorgiamo e riusciamo a raddrizzare il tutto prima di strappare anche questo cambio.
Arrivati in cima troviamo 1000 sciatori ad occupare ristorante, piazzale, parcheggio, vestibolo...tutto.
Niente pranzo.
Allora indossiamo tutto l'indossabile, ci voltiamo e sotto gli occhi attoniti della tribù della neve iniziamo a scendere...
I sentieri che partono dalla cima sono impraticabili, siamo quindi scendiamo su asfalto fino alla stazione intermedia della funivia, da cui proseguiamo secondo il percorso classico ma con alcune licenze poetiche per evitare i tratti più ripidi.
L'”asfalto” è comunque una pista da sci con 5 cm di neve fresca sopra a 2 di pressata, ed è stata la discesa motard più memorabile che io ricordi. Giancarlo davanti a me scende con la bici di traverso ed il piede a terra mentre io sfrutto la mescola Super Tacky per staccare all'ultimo...kilometro.
I minuti si sommano ai minuti in questo sogno ad occhi aperti, con solo il pungere dei fiocchi di neve sul viso e le mani gelate a ricordarmi che è tutto vero. Esse, tornante, rettilineo poi altro tornante mentre scendiamo nel silenzio più irreale. Ci fermiamo ad assistere un'automobilista finito fuori strada e poi riprendiamo, dopo aver scalciato nella neve per cercare le bici oramai coperte di bianco, a scendere ancora ascoltando il silenzio, cercando il punto giusto in cui far gravare il peso e affinando la tecnica del curvare sul fondo più infido che ci sia. Breve pedalata interlocutoria per risalire fino all'imbocco del sentiero intermedio ed eccoci a scendere dai ripidi che tanto mi piacciono ma che ora, bianchi di neve, fanno proprio paura.
La prima parte del sentiero si conclude e la neve si trasforma in pioggia.
Scendiamo quindi per asfalto evitando alcuni tratti ed un ripido veramente difficile con quel terreno, ma concedendoci alcune banditesche escursioni su marciapiedi, rampe e terrapieni.
Game over.
Lembo Kid |
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